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L'online italiano e lo sviluppo (ancora) possibile: speranze nella diffusione banda larga e nell'Agenda digitale

  • Scritto da Alessio Crisantemi
  • Published in Generale

Se l'Italia è il paese più all'avanguardia tra quelli europei per quanto riguarda la regolamentazione del mercato dell'online (o, almeno, per quello del gioco), fungendo da modello di riferimento per gli altri Stato Membri dell'Unione, se si guarda la diffusione della banda larga e della conoscenza della rete, i dati sono tutt'altro che incoraggianti.

Anzi. Nonostante le connessioni a banda larga sono giunte ormai a coprire l'intero Paese (il 99 percento delle abitazioni, finalmente) e anche le aree rurali (88%), quello su cui siamo decisamente indietro è nella velocità: i collegamenti fino 30 Mbps (megabit per secondo) si trovano solo nel 21 percento delle case, mentre la media europea è superiore al 60% europeo. Ma il vero difetto sta nella conoscenza  e utilizzo di internet e nelle competenze digitali in generale, dell'e-commerce e dell'e-government, che in Italia richiede una vera e propria alfabetizzazione digitale.

 

 

IL PANORAMA EUROPEO - Lo scenario è stato delineato dal rapporto 2014 relativo agli avanzamenti nell'Agenda digitale europea, (appena diffuso da Bruxelles, verrò approfondito il 18 giugno alla sala Spazio Europa di Roma insieme, tra gli altri, al direttore dell'Agenzia per l'Italia Digitale Agostino Ragosa), contiene anche indicazioni sull'uso dei famosi fondi europei. Una delle sette iniziative principali del programma Europa 2020: il complesso insieme di iniziative che punta alla crescita, progresso e innovazione attraverso le tecnologie dell'informazione e della comunicazione. A livello comunitario i dati relativi a fine del 2013 dimostrano che per 95 dei 101 obiettivi da raggiungere entro il 2015 la strada è buona. A livello generale, però. E un po' meno per l'Italia.

 

GLI SVILUPPI IN ITALIA - Un campanello dall'allarme che, si spera, suonerà al sveglia al nostro governo e, in particolare, al ministro della Funzione pubblica Marianna Madia, a cui è stata assegnata la delega dell'Agenda digitale italiana. Del resto, il dato italiano lo ha certificato anche la Camera, secondo la quale il 68 percento della nostra popolazione dispone di un abbonamento alla rete a banda larga (76 percento in Europa) ma la percentuale di quelle “superveloci” è ancora inchiodata all'1 percento contro il 21 percento del resto dell'Unione. Conseguenza di una copertura sbilanciata: 21 percento in Italia contro 62 percento all'estero. Gli ancora più rapidi collegamenti da 100 Mbps sono invece ancora al palo.


Ma il nostro paese, dato ancora più preoccupante, è ancora alle prese con il digital divide. nel 2013 il 34 percento della popolazione non ha avuto nulla a che fare con il web. Gli utenti regolari, quelli che si collegano almeno una volta alla settimana, sono il 56 percento, ben sotto il 72 percento europeo. Mentre quelli frequenti, che cioè si connettono ogni giorno, sono il 54 percento contro il 62 percento. Una scarsa famigliarità con quell'universo parallelo che si ripercuote anche sul fronte delle competenze digitali: per il 60 percento degli italiani sono basse o inconsistenti (dati 2012). Una cifra che balza al 75 percento per pensionati, fasce poco istruite e disoccupati. Ben lontani dal  47 percento della media Ue. Soprattutto se considerato dal punto di vista della forza lavoro: in quelle fasce di popolazione, la più importante in termini di Pil, la metà non sa nulla di digitale.

 

GIOCHI ED E-COMMERCE DI 'NICCHIA' - Da noi non funziona neanche l'e-commerce, anche se sentiamo parlare di successo per colossi come  Amazon ed eBay, in realtà a muovere il settore è una 'nicchia' di appena il 20 percento degli italiani (situazione analoga a quella dei giocatori online, come illustrato anche dal recente rapporto dell'Osservatorio del Politecnico di Milano), contro il 47 percento della media dei cittadini del Vecchio Continente. Fenomeno che riguarda (e bisognerà capire se ne rappresenta la causa o l'effetto) anche le aziende, visto che solo il 12 percento vende i propri beni e servizi in rete, addirittura in discesa rispetto al 2012. Fra quelle piccole e medie, appena il 5 percento.


Insomma, c'è ancora molto da fare in Italia per quanto riguarda il settore dell'online e la digitalizzazione del paese. E l'Agenda digitale dovrà avviare un nuovo percorso di sviluppo che dovrà essere guardato e valutato con attenzione anche dagli operatori del gioco pubblico che si occupano di gioco in rete.

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