L’uomo più crudele del mondo, il meraviglioso heads up tra poker, bluff e umanità, nel teatro di Davide Sacco

L'uomo più crudele del mondo, il meraviglioso poker heads up di vita nel nuovo spettacolo teatrale di Davide Sacco interpretato da Lino Guanciale e Francesco Montanari. 
Scritto da Cesare Antonini

L'uomo più crudele del mondo, il meraviglioso heads up tra poker, bluff e umanità, nel teatro di Davide Sacco

C’è tanto poker nell’ultimo spettacolo di Davide Sacco, ‘L’uomo più crudele del mondo’ lanciato nello scorso weekend al Teatro Manini di Narni in prima nazionale e con Lino Guanciale e Francesco Montanari. Ma a parte due citazioni strumentali alla storia, il dialogo tra Paolo Veres (Guanciale) e il giovane giornalista di una testa locale (Montanari) è un vero e proprio heads up con un’ingente posta in palio da 500mila e poi 1 milione di euro che, però, non rende nessuno vincitore.

Lungi da noi spoilerare questo meraviglioso spettacolo che basa proprio buona parte dell’emozione nell’evoluzione dei due personaggi e nel finale. Ma non abbiamo potuto non trovare tanta psicologia e tanto bluff nel dialogo a tratti surreale (ma purtroppo mai irreale) tra i due.

Questa la storia. Davide Sacco disegna l’incontro-scontro di due uomini molto diversi tra loro, eppure così simili nelle loro debolezze. Due figure recluse all’interno di un capannone abbandonato che, dall’interno, ascoltano l’eco dei rumori della fabbrica che provengono dall’esterno.

Paolo Veres (interpretato da Lino Guanciale) è seduto alla sua scrivania. È lui, “l’uomo più crudele del mondo” o, almeno, questa è la considerazione che la gente ha di lui, imprenditore senza scrupoli pronto alla qualsiasi. Veres è il proprietario della più importante azienda d’armi in Europa. È un assassino con la fama di essere un uomo schivo e riservato e, di fronte a lui, c’è un giovane giornalista (interpretato da Francesco Montanari) di una testata locale, scelto inaspettatamente proprio per intervistarlo. Ma la chiacchierata-intervista prenderà subito una strana piega.

Dopo una schermaglia iniziale in cui Veres confessa al suo intervistatore remissivo e timido di giocare spesso a poker nel suo tempo libero e la sua edge, in effetti, interpretata a meraviglia da Guanciale, è enorme.

Più avanti Veres rivelerà al giornalista che il padre per pagare i debiti ai suoi creditori li invitava a Montecarlo a giocare a poker e faceva finta di perdere. I nemici, però, poi li uccideva in una stanza vicina al tavolo da gioco. Ok, tranquilli, è solo finzione a Montecarlo non è morto mai nessuno, neanche James Bond. Ma la suggestione è meravigliosa.

La svolta c’è quando Veres se ne esce così: “Lei ucciderebbe l’uomo più crudele del mondo per un miliardo?”, e la proposta tocca l’etica del giovane giornalista fino a quel momento chiuso, tight, diremmo noi nel nostro gergo. Il rilancio di Guanciale scuote il giornalista che, in mano, non ha esattamente una mano così scarsa. Anzi. Inizia a usire fuori la sua aggressività al tavolo da gioco che in questo caso è un palco allestito con stile noir che sembra proprio somigliare ad una partita pesante di No Limit Hold’em high stakes alla Rounders tra Matt Damon (Mike Mcdermott) e Teddy Kgb interpretato magistralmente da John Malkovich.

“Chi mi condannerebbe? Chi mi giudicherebbe? Perché non dovrei uccidere l’uomo più crudele del mondo?”, dice Montanari.

“Lei crede ancora che si possa andare avanti dopo questa notte… lei crede che questa vita, domani mattina, sarà la stessa che viveva prima?”. dirà Veres al giornalista.

Non spoileriamo nulla ma i due si giocano una partita pesantissima a livello psicologico come solo con due carte coperte (o cinque decidete voi) e tre “strade” da vedere e puntare si può fare. Così arriva la 3bet, il rilancio del giornalista: “Per ucciderla voglio 1 milione di euro”. Pronta una seconda sacca di Veres che fa “call”. Ci sta, gioca e va a vedere se veramente lo ucciderà.

“L’Uomo più Crudele del Mondo è un percorso civico sul senso della giustizia e della morale, in cui due uomini attraversano e approfondiscono il significato della parola umanità, indagando il marcio che caratterizza il genere umano – spiega l’autore – noi siamo feccia!, dirà il giornalista. Siamo solo uomini, sarà la cinica risposta di Veres. Eppure, nel serrato dialogo che coinvolge i due protagonisti svelando le loro personalità, i ruoli di vittima e carnefice inizieranno presto a confondersi, fino al raggiungimento di un finale che ribalterà ogni prospettiva”.

E qui ci fermiamo perché il turn e il river dovreste vederlo voi al teatro dai prossimi mesi in tournée nazionale. Ma la scrittura di Sacco è un meraviglioso heads up dove in gioco ci sono soldi, umanità, dignità e tante altre cose da scoprire nell’evoluzione della mano ehm, ok, dello spettacolo. Good game davvero!