La regolamentazione del gaming torna al centro ma c’è ancora chi mistifica

Sul gioco legale c'è ancora qualche voce che cerca di mistificare dati e credenze popolari per fare da sponda alla lotta all'azzardo: facciamo un po' di chiarezza. 
Scritto da Cesare Antonini

La regolamentazione del gaming torna al centro ma c'è ancora chi mistifica

E’ ormai piuttosto palese e non rischiamo di certo querele o richieste di smentite: alcune testate giornalistiche generaliste italiane recitano la loro parte, imbeccate da chissà chi, a costo di dire bugie, omettere particolari, ignorare argomenti, insomma offrire la sponda a chi “devono” e a chi sono “devoti”. Così nella giornata in cui la Luiss Business School e l’Ipsos (non proprio le ricerchino da 20 persone sondate che sono le fonti di queste eminenti testate quando parlano di gaming) presentano il primo rapporto sul gioco legale e sopratutto su quello illegale loro che fanno? Beh attaccano la Germania che legalizza i casinò e le poker room online ignorando totalmente le problematiche che questa legge scatenerà e i problemi che, invece, avrebbe potuto risolvere togliendo sì i players dalle grinfie dell’illiceità. Il riferimento è all’articolo de Il Fatto Quotidiano che il settore del gioco sa bene chi difende e chi sponsorizza. Basta aprire il sito (lo facciamo di rado e di riflesso, pardon) o sfogliare il cartaceo (anche questa ce la risparmiamo ama stavolta l’abbiamo dovuto fare) per capire di cosa stiamo parlando. Il fatto è che sta diventando talmente palese questo gioco delle parti che non crediamo i cittadini riescano ormai ad essere ingannati. O, almeno, non perseverate.

L’articolista del Fatto ignora anche la questione maltese tra l’altro e sembra voler insinuare qualcosa su queste aziende che aprirebbero in Germania con regolare licenza, con limiti di deposito, tassazione da devolvere alle casse dell’erario tedesco e con il tracciamento dei dati.

Tutto questo sfugge quando oggi, proprio oggi, il direttore generale Adm Marcello Minenna, Caroli e Petrucci della Luiss, Ipsos, ricercatori e anche il sottosegretario all’economia con delega ai giochi Claudio Durigon plaudono al gioco legale, lanciano l’allarme per quei 4,4 milioni di italiani attratti dalle sirene dell’illegalità e questo perché? Per colpa del lockdown, dell’assenza di competitività, di una liquidità condivisa mai partita con gli altri Stati Ue aderenti e soprattutto per il decreto Dignità che non ha protetto i players vietando la pubblicità ma, al contrario, ha mistificato la realtà, confondendo siti legali con quelli illegali e quelli illegali travestiti da autorizzati come ha segnalato lo stesso Minenna che ha presentato dati pazzeschi su denunce e sequestri. E se non basta c’è il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho. Il concetto è: al restringimento del perimetro del gioco legale avanza l’altro, quello illecito, in un perfetto processo osmotico che va subito arrestato.

Il problema, per questi signori, tre anni fa quando salirono al Governo, si doveva risolvere tagliando e chiudendo tutto. Il proibizionismo più ideologico che ci sia e il più dannoso in assoluto. E cosa gliene frega se in un passaggio se la prendono col gioco che è cresciuto in lockdown mentre è l’esatto contrario?

Oggi finalmente si torna a parlare una lingua differente, c’è una consapevolezza che Adm e il gioco legale siano non solo necessari ma fondamentali per contrastare proprio ludopatie e illegalità. E i giornali che fanno? Attaccano uno Stato che finalmente legifera in materia! Non è bello tutto questo? No, c’è da piangere. Il problema, semmai, è un altro: la Germania ha subito visto che quel trattato non funziona. Si vedono già i primi effetti. Il risultato? I players si trasferiranno o troveranno il modo di giocare altrove. Non è meglio accompagnarli alla porta di un settore legale, controllato a livello di gioco problematico, di gioco minorile e chi più ne ha più ne metta? No, meglio fomentare l’opinione pubblica. Per fortuna ora, quelle orecchie sentiranno cantare un’altra musica e le tante falsità ideologiche stanno crollando una ad una.
Noi continuiamo a rilanciare con la legalizzazione del poker live e con l’ingresso dell’Italia nella liquidità condivisa Frespt, Francia, Spagna e Portogallo. Anche lì siamo indietro grazie a queste “visioni futuristiche”. Grazie mille.