Pandemia e montepremi garantiti, occasione persa per cambiare qualcosa?
La pausa, lunghissima, di riflessione dell’altrettanto estenuante lockdown per il poker live, sembrava essere l’occasione per cambiare qualcosa sui montepremi garantiti dei principali eventi ma, a parte qualche ovvio aggiustamento sulle somme post chiusura, nulla sembra essere mutato nelle strategie delle organizzazioni.
A far discutere un tweet di Patrick Leonard, top reg live e online che ha lanciato un macigno nello “stagno del poker dal vivo”: “Perché non cambiare il sistema dei garantiti e farli diventare stimati? Anzi, se non viene raggiunta la prizepool allora tutti gli iscritti si potrebbero veder restituita la rake”. L’idea è quella di non poetare le poker room e le organizzazioni esterne a schiantarsi dopo aver bucato una serie di garantiti. In effetti il “rimbalzo” dell’economia si è avvertito anche nel poker dal vivo che sembra davvero un settore floridissimo e che non sembra vivere mai crisi. Meglio così. Ma una riflessione sul dopo rimbalzo non è sbagliato farla.
L’uscita di Leonard ha innescato un dibattito e molti players non sono molto d’accordo sulla sua vision. Il sentimento, insomma, è molto difforme. E’ vero, però, che i garantiti sembrano ormai aver vincolato in maniera quasi imprescindibile le società che organizzano gli eventi. Non vi è un accenno ad un cambiamento e, alla fine, se le cose vanno bene così perché cambiare? Il brivido della copertura del Gtd scorre sempre lungo la schiena degli organizzatori e nei Day1 è tutto un brulicare di messaggi, operazioni di algebra e aritmetica semplice allo scopo di calcolare il montepremi, fare proiezioni. Al raggiungimento del prizepool, poi, la gioia e il rilassamento. Il late stage va solo celebrato e portato ai premi e quindi, appunto, alla fase finale.
Cosa cambierebbe senza il numero del garantito? E per i players è davvero importante sapere quanto c’è in palio? E’ davvero l’unica leva di marketing ed è addirittura più importante della struttura?
Prendiamo qualche esempio. Il Tana delle Tigri ha avviamo da prima della pandemia un meccanismo che, specie durante il virus, poteva salvare il brand ed è la formula dello stile guaranteed. Sarebbe una prizepool stimata, alla fine, nulla di pazzesco. Ma, i risultati sono arrivati lo stesso e non c’è stata una levata di scudi per chi ama il “Tana”. Certo, parliamo di importi più bassi rispetto ad altri circuiti, parlando proprio di buy in. Ma se il torneo va bene perché dovrebbe servire per forza un mezzo milione, uno o due milioni garantiti?
Stesso discorso si può fare per il recente IPO Master a Mendrisio, un 1.100 Chf che ha messo in palio 250mila franchi con 70mila al primo classificato. E l’evento è andato bene e non c’è stata una polemica. Anzi.
E non vorremmo che mettere il “cartellino” ad un evento sembra quasi declassarlo e limitarlo. Immaginate di organizzare il torneo togliendo il garantito: quale sarebbe la differenza tra un torneo e un altro? Perché non andare in un evento da 330 euro di buy in senza garantito e preferirne uno da 200mila euro sul piatto? In questo senso sì, il garantito crea l’evento perché un IPO da 500k potrebbe essere diverso da un 1 milione in palio. Qualche riflessione va fatta.
La proposta di Leonard è però sfidante e può innescare una discussione nel settore. Nei prossimi giorni cercheremo di capire dagli organizzatori come affrontare il futuro prossimo del poker live. Intanto godiamoci l’ottimo momento ma cerchiamo di capire dove va l’industria e come adattare nuovi modelli al settore che tanto amiamo e sosteniamo.