Se lo Stato non riesce a liberarci del virus meglio riprendere a giocare dal vivo per proteggere i players

Che inizi la fase di convivenza col virus per le attività di gioco dal vivo e di poker live per controllare più facilmente i players e tutelarli a livello di salute e giudiziario.  
Scritto da Cesare Antonini

 

Abbiamo chiuso la settimana scorsa con una serie di notizie che riguardavano sequestri e denunce per partite di poker private illegali tra Italia, Francia e Germania. Iniziamo la settimana con due interventi pesantissimi su Roma e Milano con due sale da gioco gestite da cittadini cinesi in cui si giocava a poker senza rispettare le norme anti-Covid-19 oltre a quelle delle leggi anti azzardo senza licenza. A chiudere il cerchio è la frase assolutamente condivisibile del direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, Marcello Minenna, che ha detto: “L’italiano se vuole giocare, gioca”.

E noi, quindi, ci riproviamo. L’idea è la solita: la goccia che cade sempre sullo stesso punto e, alla fine, riesce a bucare persino il marmo. Siamo ambiziosi? Prima o poi il messaggio arriverà ed è il seguente: in questa fase di Covid-19 in cui arriva il vaccino (in ritardo ma arriva) e il virus sembra essere piuttosto stabile in termini di diffusione e contagio, perché non passare alla famosa fase di “convivenza” con la malattia? Discorso generale che potrebbe valere per tanti settori visto che il contagio corre nelle case private dove molti amici, parenti e conoscenti si vedono perché non possono ritrovarsi al ristorante anche se fosse solo una volta a settimana. E come dice il direttore Minenna e come raccontano i fatti di cronaca, i cittadini italiani alla fine riescono a giocare lo stesso. Quindi non è preferibile riaprire le case da gioco autorizzate e anche i club che possono organizzare eventi sulla base delle indicazioni dei precedenti giudiziali in Italia e tutte le sale slot e scommesse? Qualcuno potrebbe dire: il gioco è l’ultimo dei problemi, se qualcuno sbaglia è giusto che paghi! Noi, invece, pensiamo che il cittadino andrebbe anche difeso dai 400 euro di multa in caso di violazione delle norme anti-Covid-19 e non per forza represso. Anche perché la ragione di tutto questo è che invece di mandare le forze dell’ordine alla scoperta delle bische clandestine, è più facile controllare attività di gioco che riaprirebbero con protocolli sanitari rigidi dando anche la possibilità di essere monitorate con maggiore precisione e sicurezza. Si tratta di tutelare il cittadino non opprimerlo e poi reprimerlo.

Il risvolto della medaglia è anche e soprattutto la salvezza di aziende e posti di lavoro del settore del gioco legale e di tutto l’indotto. Solo in queste ore l’Istat ha tirato fuori i dati della perdita dei posti di lavoro che ormai stanno sfiorando il mezzo milione di unità e c’è ancora in vigore il blocco dei licenziamenti.
In ultimo v’è anche da considerare un aspetto particolare che è di natura politica. Ossia, se lo Stato non riesce a garantire la sicurezza e anche la vaccinazione senza rispettare il piano che lui stesso ha fornito, allora il cittadino potrebbe prendersi i diritti e scegliere se giocare o no nei locali pubblici. Perché il problema è enorme: quanto dovremo ancora attendere prima di vedere il settore del gioco e altre industrie i morire? C’è un limite che non può essere superato ed inizia laddove finisce la comprensione per i problemi causati dalla pandemia mondiale che lo Stato non è in grado di risolvere.