Vaccinare e riaprire ma per poker live e gioco pubblico serve un cambio di approccio mentale
Il tema è sempre quello. Riaperture, riaperture, riaperture. Che si accompagna a, vaccinare, vaccinare, vaccinare. Noi ci interessiamo di poker live e di quello parliamo. Lo facciamo con fiducia, adesso, anche se ci sono alcuni elementi che ci fanno frenare gli entusiasmi perché non dipendono da noi e forse sono più duri da scardinare.
I fatti positivi sono la riapertura dei casino in Austria, nella vicinissima Austria e la ripresa del poker live in Usa dove, però, le vaccinazioni sembrano andare in maniera decisamente più spedite. Il concetto, però, è quello che si può e si può fare in sicurezza.
E mentre scriviamo e il Governo Draghi aveva dato un imprinting importante e un cambio di marcia notevole alle azioni del piano vaccinazioni, arriva la sospensione del vaccino Astrazeneca che rappresenta una porzione importante delle dotazioni di dosi adesso in forze all’Italia. E meno vaccini, significa tempi più lunghi per pensare a qualche riapertura.
Ma quello che ci preoccupa di più è qualcosa di più impalpabile e di difficile da scardinare: la fermezza (e forse il timore?) delle decisioni del Comitato Tecnico Scientifico, del Ministro della Salute e quindi del Governo attualmente in carica, nel non volerne sentir parlare di convivenza col virus e, quindi, di riaperture delle attività sempre in uno stecca ben preciso e molto rigido dei protocolli sanitari.