Riordino gioco retail: tempi stretti, rischio rinvio, se non peggio
La delega fiscale scade il 29 agosto e il riordino del gioco terrestre appare ancora lontano dal traguardo. Secondo il Sole24ore il rinvio è quasi certo.
Riforma del gioco retail a rischio. A dirlo è il Sole24Ore, in un articolo pubblicato oggi, 19 giugno 2026, sull’edizione cartacea. Un articolo che segue quanto accaduto nelle scorse settimane, ma soprattutto il dibattito avvenuto in ieri in Aula alla Camera sulle cinque mozioni presentate dall’opposizione.
Così “la riforma del gioco fisico rischia di restare la grande incompiuta della legge di delega fiscale“, scrive il principale quotidiano economico italiano. E parla di una situazione “paradossale” visto che “tutte le forze politiche chiedono di attuarla”.
TEMPI STRETTI, MA IL GOVERNO E’ FIDUCIOSO
La scadenza, come è noto, è il 29 agosto. Mancano oltre due mesi, ma anche se la sottosegretaria al Mef, Lucia Albano, ha ribadito l’intenzione di portare la riforma al traguardo nel poco tempo rimasto, il percorso resta ancora lungo. Oggettivamente sembra un tempo insufficiente visto ci sarebbe da raccogliere i pareri favorevoli del Governo, della Conferenza unificata e delle Commissioni parlamentari competenti. E poi il testo dovrebbe tornare a Palazzo Chigi per l’approvazione finale e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. E di mezzo c’è l’estate che, mai come in questo caso, si pone come metafora di quel che divide il dire dal fare.
POSIZIONI CONTRASTANTI, ANCHE SU TEMI SIMILI
Anche perché sul tema del gioco, come abbiamo già avuto modo di vedere nel forte disallineamento tra Stato e Regioni, è difficile trovare idee chiare. Lo ha dimostrato anche la discussione di ieri sulle mozioni, con Il Sole 24 Ore che è arrivato a definirla “un teatro dell’assurdo”.
Le mozioni riguardavano tutela del giocatore, limiti alla pubblicità, verifiche anticriminalità e riduzione dell’offerta. Temi già presenti nella bozza governativa di riordino, inviata alla Conferenza Unificata e ai tecnici di Palazzo Chigi.
L’IPOTESI DI UN DIKTAT DALL’ALTO, DETTATO DALL’ERARIO
Da qui all’ipotesi peggiore: che lo stop sia stato voluto addirittura dall’esecutivo. Secondo indiscrezioni, infatti, sarebbe stato lo stesso Governo a fermare il decreto per ragioni politiche e di equilibrio dei conti, dato che la riduzione dell’offerta costerebbe oltre un miliardo l’anno, forse addirittura due.
Tutte premesse che rendono il percorso verso il riordino del gioco fisico tortuoso e impervio, in un panorama dove tanti vedono problemi, e pochi cercano soluzioni concrete, efficaci e al passo coi tempi.