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Milesi (Led Srl) su accordo Adm-Coni: 'È solo burocratizzazione'

16 maggio 2022 - 10:08

L'imprenditore bresciano si scaglia contro l'accordo siglato venerdì scorso per la regolamentazione degli apparecchi comma 7, e trova d'accordo anche il consulente del settore amusement Eugenio Bernardi.

Scritto da Daniele Duso

"Ritengo che questo accordo e questa ulteriore burocratizzazione dell'utilizzo di apparecchi di puro intrattenimento a fini sportivi, poteva tranquillamente essere evitata", così Sergio Milesi, amministratore delegato della Led Srl, commentando l’accordo Adm - Coni, ratificato venerdì scorso, 13 maggio, sull’utilizzo di apparecchi di intrattenimento senza vincita in denaro presso strutture sportive. 

“Abbiamo appreso con piacere” riporta il comunicato di Milesi, “che il Coni, insieme ad Adm, hanno dato l'ok al provvedimento con le nuove norme che definiscono le regole amministrative per gli apparecchi di intrattenimento senza vincita in denaro emanate con la determina del 18 maggio 2021 e successive circolari esplicative”. Tuttavia, secondo l’imprenditore bresciano, sarebbe bastato “rivedere le norme emanate a maggio 2021, limitandosi a ricevere dagli operatori del settore un autocertificazione della rispondenza alle norme previste dal decreto”. 

“Inoltre si poteva prevedere l'eliminazione della verifica tecnica che obbliga gli operatori del mercato degli apparecchi senza vincita in denaro a procedere a proprie spese alla omologa, tramite uno degli organismi di certificazione convenzionati identificati da Adm, di ogni esemplare di modello di apparecchio (calciobalilla, miliardi, arcade, ecc.), non si presti ad un uso riconducibile al ‘gioco d'azzardo’ “. 

Come ricorda lo stesso comunicato di Milesi, nel protocollo d'Intesa sottoscritto tra Adm e Coni si specifica che per i tesserati appartenenti alle società sportive affiliate alle Federazioni riconosciute dal Coni, gli apparecchi da intrattenimento sono assimilabili ad attrezzature, strumenti o campi di gioco per la pratica dell'attività sportiva dilettantistica riconosciuta dalle rispettive Federazioni. Ma al di fuori degli apparecchi comma 7 certificati ai fini sportivi presenti nell'elenco che deve essere inviato ad Adm, ogni ulteriore apparecchio comma 7 installato presso i locali delle società e associazioni sportive dilettantistiche è da considerarsi un apparecchio da intrattenimento sottoposto agli adempimenti previsti dall'articolo 110, comma 7 del tulps e alle regole tecniche ed amministrative definite da Adm”.

Mi auguro che realmente gli enti regolatori e la politica intervengano il prima possibile a modificare la normativa”, continua l’imprenditore, “che sta creando seri problemi al settore e sta portando lei aziende italiane a limitare le proprie offerte di puro intrattenimento rispetto alle imprese che operano nel resto del mondo, siano esse svolte per fini ludici o a fini' sportivi in sale giochi, sale-lan, associazioni sportive o altri locali ritenuti idonei dal normative. Non è possibile operare in Italia nel settore del puro intrattenimento con l'utilizzo di norme che solitamente vengono applicate al settore del gioco d'azzardo lecito distribuito dallo Stato, è forse arrivata l'ora", conclude Milesi," che le tue attività vengono separate dal punto di vista normativo".

Una questione sollevata, nello stesso tempo, anche da Eugenio Bernardi, consulente tecnico-giuridico per il settore Amusement, che ha inviato una missiva ad Adm e spiega che “Milesi ha centrato in pieno il problema, basti pensare che ho decine di stazioni balneari e alberghi di zone turistiche che hanno un sacco di attività come calciobalilla, ping pong in cemento, giochi interattivi, che andrebbero certificati, ma al momento non sanno come fare”. 

“Mi chiedo”, continua Bernardi, “vedendo che si chiede di pagare l'isi anche su giochi non certificati, ma come si fa a pagare una tassa su una macchina che non rende nulla a livello economico”.

“Purtroppo”, continua Bernardi, “Stati generali dell’amusement e altre associazioni del settore, compresa la Sapar, sono un po' fiacchi. Qualcosa hanno fatto, sia chiaro, ma secondo me appena ottengono qualcosina poi si accontentano e si fermano. Non hanno  costanza, non stanno sul pezzo”. 

“Se non era per Bernardi che fece fare prima interrogazione parlamentare alla senatrice Binetti e presentare una serie di domande al direttore Minenna da parte del senatore Cangini, sarebbero tutti lì a brancolare nel buio”. Una nota che chiama in causa anche Milesi, il quale venerdì scorso, 13 maggio, ha dichiarato che ‘per gli esport si sono mossi 18 fra deputati e senatori, mentre per il settore amusement solo una senatrice’, “gli do ragione sul mancato interesse della politica al settore amusement”, spiega Bernardi, “ma a suscitare quel poco interesse nella politica sono stato solo io”.

E poi, tornando alla complessità delle certificazioni per i comma 7: “La direzione di Adm”, ricorda Bernardi, “in audizione alla Commissione di inchiesta sul gioco illegale e le disfunzioni del gioco pubblico, accennò ai cosiddetti apparecchi “comma 7” (cioè quelli che consentono, attraverso l’inserimento di monete di praticare gioco senza vincita in denaro) come macchine potenzialmente sfruttabili per il gioco d’azzardo illegale, per cui Adm aveva disposto una nuova certificazione di idoneità. Il problema è serio, ma è chiaro che Adm al momento non sa come affrontarlo. So per certo”, aggiunge Bernardi in chiusura, “che hanno certificato una quindicina di prodotti che però in realtà erano delle slot camuffate; ora i monopoli sanno che sono macchine un po' furbe ma non riescono a dimostrarlo. Quindi c’è la paura che dentro ci facciano gli slot. Ho parlato con dei certificatori che conosco da tempo, mi assicurano che anche i computer possono essere certificati senza problemi. Il problema semmai è venire incontro a tutte le richieste che vanno esaudite per ottenere la certificazione”.

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