Ricerca Bva Doxa: ‘Sì a strumenti digitali per il controllo dei punti vendita di gioco’
Una crescente apertura verso le soluzioni tecnologiche che promuovono un gioco più consapevole, sicuro e personalizzato.
Lo rileva la ricerca condotta nel corso del 2025 da Bva Doxa, presentata oggi, 9 ottobre, a Roma, nel corso dell'evento “Giochi legali. Le opportunità della trasformazione digitale dei punti vendita” promosso da Fortune Italia con il contributo non condizionante di Novomatic Italia.
I dati, raccolti su un campione di oltre 1.000 frequentatori delle reti legali, evidenziano un gradimento elevato per le tecnologie digitali; il 65 percento degli intervistati valuta positivamente le notifiche che segnalano il superamento dei limiti di tempo e spesa e sempre il 65 percento apprezza l’idea di una app dedicata al gioco sicuro, con funzioni di monitoraggio e supporto.
Entrambe sono particolarmente apprezzate tra i giovani di età compresa tra i 18 ed i 24 anni, dove si registra un apprezzamento piuttosto elevato con medie dell’85 percento. La registrazione su app raccoglie il favore del 60 percento degli utenti, anche in questo caso con picchi tra i giovani e gli esperti in tecnologia.
Al centro dell’esperienza di gioco più digitale, anche la sicurezza e la privacy negli spazi di gioco; il 92 percento degli utenti riconosce l’efficacia della videosorveglianza come garanzia di sicurezza nelle sale specializzate e l’89 percento si attende misure di tutela della privacy all’interno dei sistemi di controllo, sia per gli adulti che per gestire la prevenzione del gioco minorile.
Misurando la propensione all’adozione di nuove soluzioni digitali, il 38 percento degli utenti si dichiara già pronto a utilizzarle. Tra i più favorevoli i giovani (18–34 anni), i residenti al Nord, persone con istruzione media e esperti digitali. In particolare, il 55 percento del campione ritiene efficace la possibilità di registrare il giocatore su app per aiutarlo a mantenere una condotta di gioco responsabile.
Questi dati confermano che la trasformazione digitale non è solo possibile, ma desiderata da una parte significativa dei frequentatori dei punti vendita di giochi: per gli intervistati le tecnologie digitali non solo migliorano la sicurezza e la trasparenza, ma offrono anche strumenti concreti per promuovere un gioco responsabile e personalizzato.
Nel quadro dell’urgente riordino delle reti di gioco, i risultati della ricerca evidenziano come sia fondamentale definire nuove soluzioni digitali per il controllo dei punti vendita ed il rapporto con i consumatori, avviando per la loro più ampia diffusione azioni di sensibilizzazione rivolte ai frequentatori dei punti vendita, per far conoscere le opportunità di interazione digitale e coinvolgerli attivamente nel percorso verso un gioco più consapevole e personalizzato.
LA TAVOLA ROTONDA – Durante l’incontro sono intervenuti: Sonia Biondi, Business unit manager Centro-Sud Bva Doxa; Emmanuele Cangianelli, consigliere delegato ai giochi pubblici – Fipe; Giovanni Fontana, capo di Stato maggiore – comando Tutela economia e finanza Guardia di Finanza; Guido Quintino Liris, componente della commissione permanente Bilancio del Senato della Repubblica; Cinzia Pellegrino, componente della commissione permanente Politiche dell’Unione europea del Senato della Repubblica; Marco Piatti, amministratore di Prisma.
“La digitalizzazione nel retail gaming deve essere graduale, intuitiva e utile. Solo il 20 percento dei giocatori frequenta anche i canali online e il 30 percento è aperto alle nuove tecnologie, con una maggiore incidenza tra i giovani. Questo segmento – afferma Sonia Biondi – mostra il potenziale più alto per l’adozione di soluzioni digitali. Tra le tecnologie proposte, le più apprezzate sono le notifiche di superamento dei limiti di tempo e le app dedicate al gioco sicuro; meno convincenti il diario del giocatore e il registro unico per l’autoesclusione, quest’ultimo chiaramente per l’assenza di regolamentazione riguardante i punti vendita. La registrazione via app è la soluzione più promettente: il 60 percento la gradisce, e tra i 18-34 anni il consenso supera il 70 percento. I punti vendita digitalizzati possono diventare presìdi attivi di legalità e consumo responsabile, se le tecnologie sono trasparenti, personalizzabili e non invasive. Il retail gaming può promuovere inclusione e prevenzione, ma solo se ascolta davvero i bisogni dei giocatori".
Va in questa direzione il manifesto delle regole condivise per il gioco pubblico lanciato a Milano da Egp Fipe, organizzazione di categoria degli esercenti di Confcommercio. Punto centrale è l’attivazione del codice di autoesclusione: il giocatore si registra in un elenco riservato che fa scattare l’alert che impedisce di giocare, elenco finora attivo solo nel gioco online. “Questo che può sembrare un vincolo in più è invece un’opportunità che le nostre imprese vogliono mettere in campo per sensibilizzare le persone che entrano nei nostri punti vendita. Senza un riordino normativo urgente delle reti scommesse, apparecchi da gioco e bingo, che dia certezze distributive e fiscali, ampi settori del gioco pubblico si avvicinano al collasso: servono quelle regole nuove, indicate dal Parlamento al Governo fin dal 2023, che rendano sostenibili gli investimenti, remunerino la legalità e liberino i concessionari delle reti ed i punti vendita da incertezze ormai insostenibili. Chi vuole combattere l’illegalità non può tenere in costante incertezza le imprese legali: i giochi pubblici specializzati e di prossimità hanno bisogno di norme stabili, trasparenza per i punti vendita e attrattività per gli investimenti in nuove tecnologie, essenziali per controllo e tutela dei consumatori; occorre superare norme obsolete e lo stigma istituzionale per un settore che lavora, a tutti gli effetti, come servizio pubblico”, sottolinea Emmanuele Cangianelli, consigliere delegato di Fipe Confcommercio ai giochi pubblici.
“La persistente tensione tra gioco legale e illegale in Italia è alimentata da una combinazione critica di fattori: l’eccessiva pressione fiscale su alcuni prodotti e le restrizioni alla pubblicità – dice Marco Piatti – stanno limitando la competitività dell’offerta legale e la riconoscibilità dei punti di gioco legale, favorendo la ripresa di un mercato parallelo non regolamentato che sottrae risorse allo Stato e non tutela i giocatori. È urgente un riordino normativo che consenta la chiara identificazione delle reti legali, rafforzi le sanzioni aggiornandole alle nuove forme di illegalità e coinvolga gli intermediari finanziari nel blocco delle transazioni verso operatori esteri non autorizzati. Investire in tecnologie avanzate a partire dall’intelligenza artificiale per rilevare in rete le multiformi proposte illegali è fondamentale per rendere il gioco in concessione più accessibile e sicuro e quello illegale più difficile e meno conveniente da raggiungere. Stiamo portando avanti uno studio sul fenomeno del gioco illegale e sulle ragioni che portano una parte della domanda di gioco a essere intercettata dal mercato non regolato. Si tratta di un lavoro complesso, che conferma tuttavia molte delle ipotesi e delle misure oggi al centro del dibattito sul consolidamento dell’offerta illegale nel nostro Paese. Sono molteplici le variabili considerate come possibili cause del fenomeno, analizzato anche su base regionale. Le scommesse, le lotterie, gli apparecchi da intrattenimento e il gioco online sono i principali segmenti presi in esame. Il valore complessivo del giro d’affari illegale si aggira intorno ai 25 miliardi di euro. Abbiamo inoltre analizzato il rapporto tra i consumi di gioco e il Pil nominale: tale rapporto, che in passato si attestava all’1,1 percento, oggi si è ridotto allo 0,98 percento, segnalando una contrazione della spesa di gioco. Una tendenza che potrebbe essere stata influenzata dal periodo pandemico, durante il quale si è registrato un incremento delle esperienze di gioco da remoto, anche su piattaforme illegali. È importante sottolineare che la persistenza dell’offerta di gioco illegale non solo sottrae gettito all’erario, ma priva i giocatori di tutte le tutele previste dalla normativa. Non vi sono garanzie sui pagamenti né adeguate protezioni dei dati personali, che in molti casi non vengono nemmeno richiesti: ciò espone in modo particolare le fasce più vulnerabili della popolazione”.
Cangianelli aggiunge: “Le concessioni dei giochi sono in proroga da anni, e in un settore regolamentato, quando la regolamentazione non si aggiorna, significa che qualcosa non funziona. Sono poche le innovazioni tecnologiche che gli operatori possono introdurre autonomamente, e proprio per questo la stabilità del sistema, se non accompagnata da un’evoluzione normativa, rischia di diventare un limite per lo sviluppo delle attività. La normativa italiana era considerata un modello a livello internazionale per la capacità di gestire e controllare il settore a livello statale, con la collaborazione delle aziende che si assumevano il rischio d’impresa. Oggi, però, agli operatori resta solo il rischio, senza la possibilità di implementare le innovazioni tecnologiche necessarie. Vorremmo quindi un vero upgrade tecnologico del settore, che consenta alle imprese di contribuire alla sua modernizzazione e competitività.”
Le aziende possono svolgere un ruolo attivo e sociale, supportando la ricerca scientifica, collaborando con le associazioni di settore, investendo in tecnologie di prevenzione e promuovendo comportamenti consapevoli tra i giocatori; con l’autoesclusione, ad esempio, nel 2024 188 mila persone in Italia si sono autoescluse dal gioco online, delle quali 113 mila hanno chiesto l’esclusione a tempo indeterminato.
Oltre a contrastare forme patologiche di gioco, la regolamentazione di nuove soluzioni tecnologiche nelle concessioni di giochi pubblici consentirebbe anche di prevenire l’accesso dei minori agli apparecchi di intrattenimento con sistemi di categorizzazione digitale anonima, contribuendo a una maggiore protezione delle fasce vulnerabili.