‘Il futuro del gioco legale’: dialogo, regole e innovazione per il ‘vero’ riordino del gioco
“È urgente cambiare le normative a livello nazionale, che è la cornice dal quale vengono l'attività di impresa, il contrasto all'illegalità e anche le soluzioni per ridurre il gioco compulsivo e tendenzialmente annullare il gioco degli under 18.”
Così Emmanuele Cangianelli, presidente di Egp Fipe, in apertura dell'evento “Confronto aperto. Il futuro del gioco legale con regole condivise“ organizzato dall'associazione insieme con Confcommercio Umbria oggi, 11 dicembre, presso la Sala Fiume di Palazzo Donini a Perugia.
Un'occasione per ragionare insieme con gli stakeholder del territorio sui contenuti del manifesto in nove punti messo a punto da Egp Fipe per costruire un sistema di giochi pubblici che sia realmente attento ai bisogni delle persone, alla sicurezza dei territori e alla sostenibilità delle aziende.
Cangianelli sottolinea: “Ci piace pensare che il sistema concessorio sia un'opportunità per le imprese perché contrariamente ad altri Paesi anche solo dell'ambito dell'Unione Europea per le imprese in un settore così delicato poter svolgere l'attività con regole più certe dà ovviamente un quadro più agevole. Il tema è che queste regole – soprattutto sul ruolo dei punti vendita fisici, sulla digitalizzazione dei punti vendita – sono ormai in ritardo da moltissimi anni. La differenza di normative tra livello nazionale e territorio impedisce di avviare nuove concessioni, senza nuove concessioni le imprese non hanno spazio per fare degli investimenti; conseguentemente c'è uno stallo e ci si affida solamente alla sensibilità sociale delle imprese per cercare di contrastare certi fenomeni o, come si dice in economia, esternalità negative. Questo dal punto di vista delle imprese è forse il tema principale per il quale si attende a livello nazionale un riordino che è all'interno del percorso di delega fiscale”.
Il presidente di Egp Fipe rimarca: “Il riordino legislativo deve, contrariamente a quello che è stato negli ultimi anni, riuscire a mettere in linea sia il livello normativo nazionale che quelli territoriali perché altrimenti continueranno delle interpretazioni in contraddizione tra loro che probabilmente non danno il massimo dell'efficienza per la lotta alle patologie del settore ma certamente non permettono alle imprese quella certezza che consente di fare al meglio il loro compito.
Come imprese abbiamo individuato alcuni punti: certamente occorre certezza delle regole sulla qualificazione dei punti vendita, cosa devono fare, quali devono essere le competenze di chi ci lavora all'interno. L'offrire giochi con vincita in denaro non può più essere, ammesso che lo sia stato, qualcosa che viene fatto in 'libera pratica', ma ci devono essere degli standard, che per noi sono quelli che sono all'interno dei parametri attuali, ma soprattutto delle future disposizioni concessorie oltre a quelle del Tulps per la pubblica sicurezza. Pensiamo che si debba ripensare anche la materia degli orari come delle distanze dei punti vendita.
Certamente, l'ho detto prima, chi lavora nei punti vendita deve essere attore anche delle misure di prevenzione; qui in Umbria tra le prime realtà territoriali si è fatta ampia formazione degli esercenti da ciò che mi usciva dai dati delle imprese, forse è uno dei territori dove è stata fatta più tempo fa e ci piace pensare che anche questo abbia attribuito a qualche standard migliore che in altri territori.
Poi c'è il tema dell'evoluzione tecnologica: ci sono già delle tecnologie disponibili – penso alla possibilità di autoescludersi con dei sistemi che abbiamo sperimentato in tutt'altri contesti, con il Green pass per il Covid, il semaforo per entrare in un punto vendita nelle future concessioni; queste potrebbero essere delle soluzioni efficaci per i punti vendita. Oltre al fatto, per esempio, dell'intelligenza artificiale che possa semplicemente con uno screening, senza conservare i dati personali, individuare le fattezze di una persona di un'età più giovane e allarmare chi è nel punto vendita per fare il suo controllo che la legge gli richiede.
Quest'unione tra la tecnologia e l'esercente potrebbe alzare gli standard anche nei casi nei quali l'ingresso di un minore è so stesso sanzionato e l'errore dell'umano può essere anche in buona fede.
Cerchiamo di coinvolgere tutti gli attori interessati perché siamo convinti che su un tema così complesso solo mettendo insieme le varie componenti del territorio si possa fornire uno strumento a chi ha la decisione finale che è la politica ai vari livelli. Qui parliamo del Governo, del Parlamento, ma scendendo si arriva alle amministrazioni delle Regioni e dei comuni, si possa fare un passo più nel futuro per tutelare la legalità che interessa a tutti. Ma anche aumentare l'efficacia delle soluzioni per la tutela dei più deboli”.
Angela Bravi, referente dell’Area dipendenze della Direzione Salute e welfare della Regione Umbria, dal canto suo afferma: “L'Umbria presenta dei dati migliori rispetto ad altre regioni, nel 2024 gli umbri giocato all'incirca 1 miliardo e 500 milioni e di questi quasi un miliardo online e il resto su rete fisica.
La legge umbra per il contrasto al gioco patologico risale al 2014, introducendo una distanza fra le attività di gioco e i 'luoghi sensibili' di almeno 500 metri, dando ai Comuni la possibilità e l'indicazione di porre anche delle limitazioni rispetto agli orari e prevedendo la formazione obbligatoria per il gestore e per il personale delle sale con offerta di gioco e un rafforzamento del divieto di accesso al gioco per i minori.
La cornice in cui ci muoviamo in questo momento è soggetta a dei grandi cambiamenti. La legge di delega in materia fiscale ha definito le direttrici per rivedere tutta la legislazione nazionale in materia di gioco d'azzardo e questo era qualcosa che tutti gli addetti ai lavori auspicavano, cioè la mancanza di un apparato legislativo organico univoco facilmente identificabile che quindi superasse la frammentazione a volte anche l'incoerenza delle diverse norme.
Subito dopo è partito un percorso che ha portato all'adozione di un primo decreto legislativo sul gioco online che tuttavia configurandosi come legge di rilievo primario ha cominciato a dare delle indicazioni generali trasversali per tutto il campo del gioco d'azzardo, ma delle diverse osservazioni scaturite in ambito tecnico fatte proprie dalla Conferenza delle regioni e quindi trasmesse ai fini anche della redazione del provvedimento sul gioco online nemmeno una è stata recepita, quindi diciamo che il primo passaggio ci ha lasciato abbastanza sconcertati.
Non abbiamo più avuto alcuna notizia del secondo provvedimento indispensabile a completare il panorama legislativo nazionale – il riordino del gioco fisico – che ovviamente poi diventa un riferimento per tutti comprese le istituzioni, le istituzioni locali.
Quali sono le proposte delle Regioni sul versante della salute? Bisognerà trovare un punto di equilibrio che sicuramente non elimini totalmente il gioco d'azzardo; ci mancherebbe, visto che il proibizionismo non funziona. Serve una graduale diminuzione degli apparecchi, ma anche con un cambiamento tecnologico, quindi le Awpr con un controllo da remoto che consenta quindi anche alle istituzioni centrali competenti l'esercizio di un maggior controllo. Per noi poi è importante il tema delle distanze, che sono state un elemento importante di tutela dei gruppi più vulnerabili ma e di contenimento della normalizzazione totale di un comportamento di gioco d'azzardo eccessivo.
Occorre garantire la sostenibilità territoriale: mantenere le distanze dai luoghi sensibili per i tecnici non vorrebbe dire automaticamente portarle in zone periferiche, magari lontane dal centro dove spesso ci sono di più luoghi di culto, scuole et cetera.
E poi ovviamente servono orari omogenei, visto che con una eccessiva diversificazione poi il giocatore si sposta da un territorio all'altro e alla fine nessuno è veramente protetto. Nell'ambito della certificazione e qualificazione delle attività di gioco sicuramente vanno considerate le opportunità date dalle nuove tecnologie, l'auto esclusione dei giocatori e qualunque altro tipo di meccanismo tipo gli alert o ciò che può limitare la possibilità di incorrere in comportamenti rischiosi o che possa accompagnare un percorso terapeutico. Avevamo chiesto di essere coinvolti nella declinazione più dettagliata di questi provvedimenti, anche per la parte che riguarda la pubblicità del gioco”.
Jacopo Valli dell'ufficio dei monopoli per l'Umbria dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli evidenzia: “La nostra è un'agenzia governativa che si occupa dell'attuazione delle disposizioni normative a livello nazionale, a livello territoriale e regionale. I compiti principali sono quelli della regolamentazione concessoria prima di tutto e quindi di predisporre i provvedimenti amministrativi che riguardano la gestione delle concessioni e l'attività di presidio dello Stato nella legalità del gioco. La nostra attività sul territorio riguarda il controllo di tutti gli esercizi, dell'attività soprattutto rivolta alla tutela degli interessi erariali, alla tutela dei minori e quindi a tutta l'attività di gestione delle concessioni, della parte regolatoria, e poi tutta l'attività che riguarda la prevenzione e quindi l'attuazione delle misure previste per la tutela dei soggetti più fragili, per la tutela del gioco legale e della repressione, dell'attività repressiva nel momento in cui andiamo a rilevare quelle che possono essere irregolarità di tipo amministrativo, di tipo penale e di riscossione dell'eventuale evaso a livello fiscale.
La nostra attività è un'attività di presidio importante sul territorio, è un'attività che vede i nostri uomini regolarmente, quasi tutti i giorni, con controlli e con verifiche puntuali su tutti quelli che sono gli operatori di gioco legale. Tra le attività che la nostra Agenzia ha come mission c'è poi quella del contrasto al gioco illegale, che permette ai giocatori di sentirsi maggiormente tutelati e permette agli operatori di gioco legale di poter svolgere in maniera concorrenziale la loro attività d'impresa”.
Costanza Spera, assessora del Comune di Perugia alle politiche sociali, pone l'accento sulla necessità di siglare “alleanze di scopo”, per arrivare a “regole condivise” e a “una prevenzione trasversale”, per raggiungere un “equilibrio di fatto nelle azioni che si mettono in campo”. Bisogna partire dalla “cultura della legalità, che va sviluppata fin dai primi anni di vita”, va garantito un “lavoro di prevenzione e di cura e le zone sociali sono chiamate a approvare un piano attuativo che segue le linee di quel piano regionale, con una collaborazione attenta e articolata con le istituzioni del territorio e anche con tutte quelle realtà commerciali e imprenditoriali che su questo lavorano e che di questo vivono”
Spera quindi ricorda quanto fatto a Perugia in materia di contrasto al gioco patologico: “Il piano attuativo istituisce anche un tavolo di coordinamento in cui ragionare e raccogliere spunti riflessioni per far sì che tutto questo poi rientri all'interno di politiche che possano veramente poi rispondere alle esigenze di ambo le parti: siamo in uno stato libero e quindi bisogna cercare di garantire le opportunità anche dal punto di vista economico e commerciale.
Bisogna farlo però se tutto questo viene chiarito e viene condiviso in maniera trasversale”.
Quanto alla compartecipazione delle autonomie locali al gettito erariale del gioco per un miglior controllo territoriale e ripartizione del gettito per finalità sociali e sanitarie proposto da Egp Fipe e anche dalla Conferenza delle Regioni, Spera rimarca: “Ragioniamo di prevenzione, ragioniamo insieme di come fare in modo che tutto questo rientri all'interno di un percorso veramente condiviso, che parli a quelle fasce di popolazioni particolarmente sensibili, ai giovani e agli anziani. La valutazione e il monitoraggio delle politiche che mettiamo in campo è fondamentale, è fondamentale capire se gli interventi che mettiamo in campo sono e effettivamente riscontrabili, portano dei benefici effettivi”.
IL MANIFESTO DI EGP FIPE – Lo scorso giugno Egp Fipe ha lanciato un appello alle forze sociali, alle istituzioni e alle imprese del settore per costruire un sistema di giochi pubblici che sia realmente attento ai bisogni delle persone, alla sicurezza dei territori e alla sostenibilità delle aziende.
Un appello che si concretizza in un manifesto in 9 punti, che riportiamo qui di seguito.
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Certificazione degli esercizi
Adottare standard univoci di qualità, sicurezza e trasparenza per i punti vendita sul territorio. -
Formazione obbligatoria
Rendere omogenea a livello nazionale la formazione continua e la certificazione del personale sulle competenze per prevenzione, assistenza e legalità. -
Orari uniformi in tutta Italia
Prevedere una regolamentazione oraria omogenea da applicare su tutto il territorio nazionale e per tutte le forme di gioco pubblico, privilegiando la tutela notturna. -
Distanze omogenee per un’offerta legale
Mantenere una rete di punti autorizzati, ben identificati, capillari ed equamente distribuiti per contrastare l’offerta illegale e garantire la sicurezza dei consumatori. -
Più strumenti di prevenzione
Introdurre nei punti vendita l’autoesclusione e il controllo dell’età con strumenti digitali
e Intelligenza Artificiale, per un gioco consapevole. -
L’innovazione per la trasparenza
Adottare esclusivamente terminali di gioco a controllo remoto sicuro, con gestione e aggiornamento digitale dei giochi e pagamenti anche elettronici. -
Comuni e Regioni insieme per la sicurezza
Prevedere forme di compartecipazione delle autonomie locali per un miglior controllo territoriale e ripartizione del gettito per finalità sociali e sanitarie. -
Un patto a tutela dei più fragili
Ampliare le reti di prevenzione e supporto per ridurre le dipendenze comportamentali, coinvolgendo le imprese nella collaborazione con le Aziende sanitarie e il Terzo settore. -
Tanti giochi, ma con regole comuni
Definire un trattamento normativo e fiscale equilibrato uniforme per garantire la concorrenza di offerta verso i consumatori e gli investimenti per un gioco sempre più sicuro.
Il gioco deve restare un gioco.