Ricerca sul gioco responsabile: solo la metà degli Under 25 sa cos’è

Presentata al Senato la ricerca sul gioco responsabile condotta dall’Unità di ricerca in Psicologia economica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e promossa dalla Fondazione Fair.
Scritto da Redazione

Edoardo Lozza, ordinario presso la Facoltà di Psicologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

Appena la metà dei giocatori Under 25 (51 percento) afferma di avere familiarità con il concetto di “gioco responsabile”, che in un terzo dei casi (33 percento) viene addirittura percepito come inutile o inefficace.  

Ancora più significativo relativo ai limiti di gioco: solo il 18 percento dei giocatori Under 25 dichiara infatti di impostare limiti specifici al gioco. Numeri che evidenziano una scarsa conoscenza degli strumenti di prevenzione e protezione, richiedendo azioni più decise per promuovere la cultura del gioco responsabile.

È quanto emerge dalla ricerca, dal titolo “Gioco responsabile e giovani under 25: motivazioni, contesti e strategie di intervento”, condotta dall’Unità di Ricerca in Psicologia Economica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e promossa dalla Fondazione Fair (Fondazione per l’Ascolto, l’Innovazione e la Ricerca sul Gioco Responsabile), che ha compiuto una fotografia del gioco con vincite in denaro nella fascia under 25, indagandone abitudini, vissuti e motivazioni.

Secondo lo studio, presentato oggi, 11 settembre, nella Sala Caduti di Nassirya del Senato, 1,9 milioni di giovani italiani tra i 18 e i 25 anni, il 41 percento di questa popolazione, hanno dichiarato di aver giocato o scommesso denaro almeno una volta negli ultimi tre mesi.

Il fenomeno non è confinato a particolari categorie sociali o aree geografiche, ma attraversa in maniera trasversale la popolazione giovanile. A differenziare maggiormente chi gioca da chi non gioca sono gli atteggiamenti e il modo in cui i giovani interpretano il denaro e il rischio.

Il gioco prediletto è quello online (52 percento), apprezzato per immediatezza e discrezione, ma quello presso punti vendita fisici non è scomparso, in quanto riconosciuto come occasione di socialità e aggregazione dal 24 percento degli intervistati.

 Anche il rapporto con il denaro assume un ruolo centrale. Se da un lato i giovani sono consapevoli dei rischi legati al “giocare per vincere”, dall’altro attribuiscono al denaro una forte valenza simbolica, associata tanto alla speranza di riscatto economico quanto all’adrenalina della posta in gioco.

Edoardo Lozza, ordinario presso la Facoltà di Psicologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, che ha presentato la ricerca facendo le veci della collega Cinzia Castiglioni, nella sua esposizione si sofferma su un  punto fondamentale: "Ben il 22 percento degli intervistati ammette di aver iniziato prima dei 18 anni, il 6 percento sotto i 14 anni, e un 14 percento intorno ai 16-17 anni. 
Pochi sanno cos'è il gioco responsabile, pochi conoscono  strumenti di player protection; per questo è importante promuovere ancora di piu il gioco responsabile, e gli intervistati si sono detti molto interessati a ricevere informazioni su questo. La ricerca ci dice che il tema del gioco è complesso, non può essere affrontato con interventi generici, ma va preso in carico con strategie di sensibilizzazione e informazione su questo target, serve un cambio di paradigma".