La compartecipazione delle Regioni al gettito dal gioco: una questione di equilibrio
Da quanto tempo si parla di riordino del gioco fisico? E da quanto di compartecipazione delle Regioni e degli Enti locali al gettito erariale derivante dal settore?
Spesso, come abbiamo dato conto anche su queste pagine, il dibattito è sembrato ridursi a una mera contrapposizione fra chi è a favore e chi è contrario, bypassando il dialogo che sarebbe invece necessario su un tema importante come questo.
Nel gennaio del 2024, è stata la stessa Conferenza unificata Stato Regioni a raggiungere l'intesa sulla proposta di compartecipazione delle Regioni al gettito. Sì poi ribadito in Senato in audizione in commissione Finanze nel febbraio dello stesso anno, con il tema entrato ufficialmente nel tavolo tecnico fra ministero dell'Economia e delle finanze e Regioni sul riordino e ripreso anche in occasione del rinvio dell'attuazione della legge delega, e quindi anche della riforma del gioco terrestre, alla fine di agosto del 2026.
Ed ecco, agli inizi dell'ottobre di quest'anno, un'improvvisa accelerazione sulla questione, con la richiesta presentata dalle Regioni al Governo per il suo inserimento nella legge di Bilancio “senza vincolo di destinazione”, con una percentuale di esempio del 5 percento, al netto di aggi e vincite. .
Subito, nonostante siano state le stesse Regioni – a cui spetta la competenza sull'organizzazione e la gestione della sanità, e che insieme con i Comuni in questi anni hanno legiferato sul gioco per motivi di tutela della salute e dell'ordine pubblico, dando vita alla famigerata "questione territoriale" – a chiedere di compartecipare al gettito derivante dal comparto, sono iniziate le polemiche. Con il “no” espresso da Stefano Vaccari, deputato del Partito democratico, che ha ritenuto tale richiesta “inaccettabile”, dalla campagna nazionale “Mettiamoci in gioco”, e adesso anche da Elisabetta Piccolotti, deputata del gruppo Alleanza verdi e sinistra, che in una nota sottolinea: “La proposta della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome di prevedere, nella prossima legge di Bilancio, una quota delle entrate derivanti dal gioco d’azzardo a favore delle Regioni è pericolosa e potenzialmente controproducente. Da una parte, si rischia di rendere i bilanci regionali dipendenti dal gioco d’azzardo e più ricattabili dalle relative lobby; dall’altra, la misura non incentiverebbe le Regioni a promuovere campagne di contrasto alla ludopatia e al gioco d’azzardo. Le nostre proposte in legge di Bilancio saranno invece volte a destinare maggiori risorse alle Regioni per la lotta alla ludopatia, non a renderle dipendenti dalle entrate del gioco d’azzardo”.
Dichiarazioni ben motivate e da tenere in considerazione, sicuramente, ma, appunto, non va dimenticata neppure la volontà espressa a più riprese dalle Regioni, e anche la presa di posizione su questo tema manifestata dagli operatori del gioco.
Il settore stesso sostiene la compartecipazione, purché sia destinata se non alle sole dipendenze almeno in generale al sociale. Lo ha chiesto Acadi, per poter offrire degli “strumenti per attivare delle soluzioni” per la tutela della salute, e lo ha chiesto anche Egp-Fipe, includendola nel suo “Manifesto per il gioco pubblico, legale e sicuro”, ponendola fra i nove punti del riordino, accanto a certificazione degli esercizi, formazione obbligatoria degli esercenti e orari uniformi in tutta Italia, solo per citarne alcuni.
E non dimentichiamo che anche Mario Lollobrigida, direttore Giochi dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, in occasione della recente presentazione dello “Studio sul settore dei giochi in Italia 2024– Focus su apparecchi con vincita in denaro e online” realizzato dalla Cgia di Mestre, ha detto la sua sulla richiesta avanzata dalle Regioni di inserire la compartecipazione al gettito delle entrate del gioco nella legge di Bilancio: “Credo si sia in una fase di contrattazione per l'assegnazione dell'utile, non credo che alla fine sarà il 5 percento come richiedono, ma è la base per mettersi al tavolo in Conferenza unificata. Spero che si trovi l'accordo, e che poi in pochissimo tempo, anche due-tre mesi possa vedere la luce il decreto di riordino”.
Intanto, nel testo della legge di Bilancio il Governo ha previsto 80 milioni di euro come "incremento del fondo per l’attuazione della delega fiscale per la riorganizzazione della rete fisica in materia di giochi", che appare come un ribilanciamento delle risorse dopo la decisione, in seno alla Manovra per il 2025, di abrogare il Fondo e l'Osservatorio per il contrasto al gioco patologico, istituendo al loro posto il Fondo e l'Osservatorio su “ogni forma di dipendenza”, attirandosi anche in questo caso una gran quantità di critiche.
Ma c'è una considerazione da fare. Da dove venivano e vengono le risorse necessarie a finanziare il Fondo – da ripartire alle Regioni – per il contrasto al gioco patologico prima e ora di tutte le dipendenze? Dal prelievo erariale sugli apparecchi da gioco.