L’avvocato Geronimo Cardia: ‘Per il gioco serve normativa equilibrata fra territorio e online’
A margine di Sigma Central Europe, Gioconews.it ha incontrato Geronimo Cardia, avvocato cassazionista, dottore commercialista e revisore contabile, nonché titolare dello Studio Cardia, e voce storica della nostra testata, per fare il punto sul futuro del gioco pubblico in Italia e su tanti altri temi che sono stati trattati nel corso dell'evento andato in scena a Roma, che questa settimana ha catalizzato l'attenzione di tutto il settore.
Cardia ne è stato uno dei protagonisti, avendo fatto da moderatore a ben tre panel: "La grande riforma del gioco in Italia: a che punto siamo?", "Oltre le restrizioni: tecnologia e scienza contro il gioco d'azzardo patologico" e "Bilanciare il Bilancio: Esg, sostenibilità e il rendiconto sociale del gaming".
A SiGma Central Europe sono stati trattati molti temi, tra cui quello del riordino del gioco. Quanto è importante un evento del genere per l’intero comparto?
“Un evento del genere giova tantissimo al settore. Gli organizzatori di questa fiera ci hanno visto lungo perché i tre argomenti che gli abbiamo proposto (riordino del gioco pubblico con un rapporto equilibrato tra territorio ed online, tutela della salute dell’utente, gioco responsabile, legalità e sostenibilità, Ndr) sono di rilevanza assoluta e loro hanno scelto l'Italia come primo posto dove andare quando sono usciti dal loro territorio abituale, ma sono anche di rilevanza internazionale per il comparto ovunque esso operi. La necessità del riordino del gioco sul territorio è inserita in un contesto più ampio, cioè quello di avere una normativa equilibrata fra territorio e online. Va presidiato ogni angolo del territorio con un'offerta pubblica e allo stesso modo va presidiato tutto il web, perché il nemico numero uno è l'illegalità.
Quindi il tema della tutela della salute, che è il principale obiettivo degli operatori, perché il legislatore pensa a quello che è l'interesse pubblico principale. Abbiamo detto che però la tutela della salute deve essere fatta nel modo giusto. Il modo giusto non sono le distanze e gli orari imposti solo agli apparecchi. Come è stato sottolineato anche dal rappresentante della Società italiana di psichiatria questi non servono a niente. La salute richiede una tutela effettiva, non finta, e qui ci viene in aiuto la tecnologia. Sistemi di valutazione e riconoscimento che, senza violare la privacy individuano ad esempio un eventuale minore, un comportamento di gioco problematico o patologico. Si tratta di un'idea implementabile da chiunque, con i propri sistemi, con grande semplicità.
Poi c'è la valutazione più ampia dell'impatto sociale, quindi la realizzazione dei bilanci di sostenibilità, dove al centro, dopo la salute, c’è la legalità, ma ci sono anche la sicurezza internazionale, il gettito e l’occupazione. Sappiamo quanto è alta l'attenzione del legislatore europeo e anche della Corte di giustizia europea a quelle che sono le violazioni transnazionali che si possono realizzare, per esempio con l’online”.
Il sistema italiano ha delle peculiarità, ci sono cose buone e cose negative. Cosa dovrebbe fare per colmare delle lacune rispetto alle migliori esperienze europee, rispetto a quei Paesi che hanno una regolamentazione forse migliore su certi punti?
”L'Italia è un esempio per le altre legislazioni. I presidi di tecnologia che abbiamo sono ammirati in tutto il mondo, almeno dai Paesi che intendono dare una regolamentazione seria e pregnante a questo fenomeno. Quindi noi siamo un punto di riferimento per tantissimi versi. Dov'è che sbagliamo e anche gli altri Paesi non è che sono fortissimi? La politica dal 2011 ha cominciato a essere convinta che il problema, o la patologia, potesse essere contrastata con una distanza di 300-500 metri o con la limitazione della disponibilità del gioco a 8, 10 o 15 ore al giorno. Questo ha creato delle norme totalizzanti, ma nonostante noi l'avessimo detto sin dal 2012 che non avrebbero funzionato, queste non sono cambiate nel tempo, e anche nel 2025 i dati a consuntivo del gioco dimostrano che sono misure che non hanno funzionato perché hanno spostato il problema che è anche aumentato ed hanno creato effetti collaterali su altri interessi pubblici insostenibili. Quindi la politica deve tornare sui suoi passi, valutare serenamente quello che non ha avuto il successo che desiderava e sostituire il meccanismo di presidio e tutela della salute con tutta la tecnologia di cui abbiamo parlato.
La legge delega ha ben sistemato il riordino per l'online nel 2024, ma stiamo ancora a parlare del riordino del territorio e del terzo riordino per il riequilibrio dei parametri che prevedeva la delega fiscale che consiste nel riequilibrio dei parametri tra diversi prodotti e canali distributivi. Queste due cose mancano. Se non vengono fatte, come era stato preannunciato da noi e recepito dalla Ragioneria dello Stato, il gettito erariale sarà in picchiata, perché il gioco si sposta da prodotti che generano più tasse a prodotti che generano meno tasse.
La tutela della salute attualmente non è garantita con strumenti adeguati, per questo il legislatore si deve sbrigare. In ogni caso, anche se si partisse ora, i primi effetti di questi riequilibri li potremmo vedere forse nel 2027, nel 2028. Nel frattempo il gettito erariale continuerà a scendere: perde un 6-7 percento all'anno e, di contro, la tutela della salute non viene garantita. Servono misure ponte, che traghettino da adesso in modo tale che quando arriverà il riordino avrà già visto il riequilibrio dei parametri e quindi già ricevuto un effetto benefico sul gettito erariale e per la tutela della salute. Per questo diverse associazioni del settore e delle filiere chiedono riequilibrio (aumento) della componente intrattenimento degli apparecchi, riequilibrio (riduzione necessaria) del Preu e un riequilibrio (aumento) della vincita a 200 euro. In questo modo si consentirà di avere più equilibrio nell'accesso al prodotto degli apparecchi e le persone smetteranno di allontanarsi”.
Si parla spesso di una normativa europea e si parla anche di preservare allo stesso tempo gli Stati. Serve un ombrello europeo o una maggiore tutela degli Stati? Oppure un bilanciamento fra le due cose?
“Domanda bellissima. È un'altra battaglia, come scrivo anche nel mio ultimo libro. C'è un cortocircuito anche a livello europeo perché da un lato il legislatore europeo, così come il giudice alla Corte di giustizia europea, dice che ogni Stato è libero di regolamentare come crede il suo comparto del gioco per tutelare la salute, ma sia legislatore che giudice della Corte di giustizia dicono allo stesso tempo che devono esserci norme che tutelano la legalità e che quindi limitino le violazioni transnazionali. Ma se da un lato vuoi lasciare la libertà, qual è il modo di tutelare legalità e salute? Secondo me basterebbe fissare due o tre principi chiave, tra questi uno molto semplice secondo il quale uno Stato deve assicurare un presidio capillare della presenza pubblica su web e territori anche attraverso sistemi concessori di un'offerta di Stato. Questi significherebbe che sia sul territorio che sul web si va a porre una presenza pubblica che argina l'illegalità offrendo prodotti misurati e controllati per gli utenti. Non servono altre norme, basterebbe fissare questi due principi che poi già sono negli ordinamenti giuridici come principi generali. Così il gioco (quello del territorio) smetterebbe di essere destinatario di norme proibizionistiche che non risolvono i problemi della salute, sia sul territorio che sull'online”.
Nel primo panel di giovedì 6 novembre sono stati trattati anche temi come il disturbo da gioco e il gioco responsabile, che sono senza dubbio interconnessi tra loro. Qual è la strada giusta da seguire?
“Per prima cosa basta un utente problematico perché lo Stato giustamente decida di adottare delle misure per contrastare il disturbo dal gioco. Per questo è importante avere misure per contrastare il problema e la patologia e deve essere al primo posto delle politiche sia giuridicamente sia in termini operativi. Si tratta dell’aspetto che trascina tutti gli altri interessi, anche quello della legalità del gettito erariale. Tuttavia le misure che abbiamo sono quelle previste dal 2011, che ormai possiamo definire vetuste, archeologiche e superate perché sono state applicate solo ad un tipo di prodotto a terra. Questo ha portato lo spostamento della domanda degli utenti perché dal 2012 a oggi la domanda complessiva è aumentata, mentre è diminuita vertiginosamente solo quella degli apparecchi. In sintesi, c'è qualcosa che non funziona e per fare un adeguato contrasto bisogna ricorrere alla tecnologia che in parte già esiste. Per questo c'è già qualcosa di buono, ad esempio nell'online c'è il registro di autoesclusione che potrebbe essere introdotto per altre tipologie di gioco. Ci sono studi universitari che dimostrano che è implementabile anche sugli apparecchi. E possibile poi mettere a terra un prodotto attento alla salute con una tecnologia che riconosce i tratti somatici di un utente minore o che riconosce l'atteggiamento e la condotta di gioco di un utente problematico nel totale anonimato. Se queste misure e le iniziative portate avanti dagli operatori sul gioco responsabile si sostituissero alle distanze totalmente inefficaci il lavoro da parte della politica e del legislatore sarebbe facilitato.”
Nell’ultimo panel si è parlato soprattutto di sostenibilità. Quali sono i temi centrali che avete trattato?
“L'obiettivo del panel è stato quello di mettere in evidenza quali sono gli impatti principali che ha il gioco nella società, perché quando si fa un bilancio di sostenibilità si misura soprattutto questo. Ci sono delle tabelle create da organizzazioni internazionali che si chiamano GRI che mettono in evidenza tutte le cose da valutare in modo ordinato per misurare l'impatto nella società (dall’ambiente alla governance alla società). Quello che abbiamo voluto fare oggi è dire alle aziende del settore del gioco che è importante fare un bilancio di sostenibilità a 360 gradi sulle tabelle Gri (Global reporting initiative, per rendicontare la sostenibilità, Ndr) ma anche e soprattutto mettendo in luce i parametri fondamentali tipicamente riferito al gioco che sono quattro: la tutela dell'utente, la salute, la legalità, il gettito erariale e i livelli occupazionali perché si crea ricchezza nel Paese. Inoltre abbiamo analizzato altri parametri sui quali non si fanno tante misurazioni che sono le sicurezze nazionali, ovvero quanto è importante il controllo e la cooperazione degli operatori con le autorità investigative e la legalità. L'altra esperienza che abbiamo trattato riguarda i soggetti che lavorano tutti i giorni per fornire informazioni ai concessionari quando svolgono il loro lavoro di operatori antiriciclaggio. Uno degli errori più ricorrenti è quello di pensare che il bilancio di sostenibilità sia una brochure, una locandina di cui parlare nell'ufficio marketing della società. Non è così, per il semplice fatto che un bilancio di questo tipo ha lo stesso valore in termini giuridici di un bilancio fatto del Codice civile. Per questo motivo abbiamo parlato anche dei criteri utilizzati per certificare questi valori.”